Concessioni balneari: i miei emendamenti al dl fisco

Il testo della delega al governo per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime ad uso turistico e ricreativo approvato dalla Camera deve ancora affrontare l’iter in Senato e, visto il tempo che ci separa dalle prossime votazioni nazionali, non ci sono certezze sul fatto che il provvedimento in questione entri in vigore. Se il Senato riuscirà ad approvarlo entro sei mesi il Governo – l’attuale o il prossimo – dovrà produrre il decreto o i decreti necessari perché la riforma venga applicata. In caso contrario il testo decadrà. A questo punto non sarebbe nemmeno facile prevedere gli effetti di tale circostanza in quanto c’è chi sostiene che gli stabilimenti balneari verrebbero esposti da subito alle “aste” in quanto molte sentenze dei tribunali e il verdetto della Corte di giustizia europea ritengono non più valido il termine delle concessioni che l’Italia aveva fissato al 2020; c’è chi invece sostiene che le concessioni delle spiagge siano valide fino al 2020. Ritengo che questo clima di incertezza non abbia fatto bene al settore negli ultimi anni e che, certamente, continui a generare forti preoccupazioni e insicurezza. Ho quindi presentato degli emendamenti al collegato alla manovra di buon senso che prevedono:
– la messa a gara delle concessioni demaniali marittime solo per le spiagge ancora libere e decretando per esse una durata dai 30 ai 50 anni;
– l’introduzione di un periodo transitorio, ossia una proroga della concessione di minimo trent’anni e massimo 50 anni per le concessioni già in
essere dalla fine del 2009;
– il riconoscimento di un indennizzo di valore pari al valore aziendale dell’impresa sull’area oggetto della concessione al concessionario uscente
da parte del concessionario.

Si tratta di tutelate le 30mila piccole aziende che in Italia gestiscono intere porzioni della nostra costa e l’intero indotto che vi ruota attorno.

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