NORME PER MAGISTRATI: BENE LEGNINI, ORA IL PARLAMENTO INTERVENGA

Le recenti dichiarazioni del Vicepresidente del CSM Legnini facciano riflettere la magistratura e l’attuale Parlamento sulla necessità, ormai impellente, di regolamentare con norme chiare il ruolo dei magistrati in politica. La velocizzazione del disegno di legge bipartisan sulla candidabilità ed eleggibilità dei magistrati, fermo al Senato in terza lettura, rappresenterebbe, a tal proposito, un chiaro segnale della politica che, dopo anni di divisioni, riesce ad uscire dal guado proponendo, finalmente, una norma condivisa che recepisca le criticità più volte segnalate dal CSM e dalla stessa magistratura. Che un magistrato non possa usare strumentalmente la sua funzione come rampa di lancio per la sua carriera politica è ormai un orientamento condiviso da gran parte dell’arco costituzionale ed è giunto il momento, viste le patologie evidenziate in questi ultimi venti anni, che, per pm o giudici che decidano di occuparsi della cosa pubblica, sia prevista un tempo minimo di aspettativa e una limitazione riguardo l’ambito territoriale nel quale hanno prestato servizio. E’ necessario, da una parte, che la politica si riprenda il proprio ruolo, smettendo di essere subalterna alle decisioni di certa parte della magistratura e, dall’altra che i magistrati, proprio come sancito dalla Costituzione, continuino ad essere autonomi nell’esercizio della loro funzione con regole chiare che evitino una pericolosa confusione di ruoli e di poteri. Proprio per questo Alternativa Popolare ha inserito nel proprio programma la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, una riforma necessaria affinché ci sia finalmente una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica, proposta su cui oltre 72.000 cittadini si sono espressi a favore grazie alla recente raccolta firme promossa dalle Camere Penali.

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