È l’ora del Daspo anche per i banchieri?

Il mio articolo per Formiche.net

La questione legata alla tenuta e alla solidità del sistema bancario è, per forza di cose, un tema di indubbia rilevanza soprattutto alla luce della cronaca di questi giorni e sarà uno dei cavalli di battaglia degli schieramenti politici nelle prossime campagne elettorali.

Finora lo Stato – che investe soldi pubblici – ha sempre garantito, non senza polemiche e sacrifici, il sostegno verso quegli istituti bancari in dissesto, il cui fallimento avrebbe provocato danni irreparabili ai risparmiatori italiani. Ma se lo Stato deve preoccuparsi di attivare meccanismi di salvataggio di banche che sono state gestite da manager che guadagnano milioni di euro e le cui buonuscite fanno tremare i polsi, finendo comunque sull’orlo del baratro, allo stesso modo deve pretendere che a pagare per la mala-gestio debba essere esclusivamente chi ne è responsabile e non anche il cittadino-risparmiatore.

Il caso legato al rischio flop della ricapitalizzazione della Banca Popolare di Vicenza è un segnale emblematico del grado di fiducia degli investitori (e quindi anche dei cittadini) verso il sistema bancario: il Fondo Atlante ha, di fatto, evitato il fallimento dell’operazione e, in definitiva, il fallimento stesso della banca. Si dirà: se falliscono le banche a rimetterci non sarebbe tanto l’istituto bancario ma l’intera economia nazionale. E allora, si salvino pure le banche per salvare correntisti, i dipendenti e la fiducia nel sistema, ma chi ha causato il disastro paghi.

Dirigere un istituto bancario non è un lavoro qualsiasi: chi gestisce le banche deve avere la consapevolezza di essere stato investito di un incarico delicato e cruciale. Chi custodisce i nostri risparmi è garante delle fede pubblica, è il crocevia della promozione del sistema produttivo e degli investimenti.

Affidereste i vostri risparmi ad uno sprovveduto? Affidereste i vostri risparmi ad uno scialacquatore? Ovviamente no. Ma per poter scegliere responsabilmente se affidarsi ad uno o ad un altro istituto bancario ai cittadini serve sapere chi è che lo dirige: non basta il nome e il cognome. Perché, quindi, non rendere obbligatorio l’avvio dell’azione di responsabilità patrimoniale per Direttori Generali, Amministratori Delegati, Presidenti, Consiglieri di Amministrazione e Sindaci revisori ai quali è ascrivibile il dissesto finanziario degli istituti bancari? Non solo. Come avviene in altri settori sarebbe sacrosanto introdurre anche un DASPO grazie al quale, per un certo lasso temporale, queste persone non possano più assumere alcun ruolo nelle istituzioni finanziarie del Paese.

Gli italiani non possono più tollerare che a dirigere questi settori cruciali per le nostre vite vi sia chi si è dimostrato incapace di farlo.

Garantire e preservare il patto fiduciario che i cittadini sottoscrivono con le banche e gli istituti finanziari non è populismo, chi governa non può e non deve essere populista.

Salviamo quindi le banche, non i banchieri.

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